La Spalla Rigida o Spalla Congelata
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Che cos’è la Spalla Rigida o Congelata?
Una spalla viene definita rigida quando perde la capacità di compiere i normali movimenti nonostante non ci siano lesioni delle strutture articolari e nonostante ci sia un corretto allineamento della testa dell’omero all’interno della glena
- Tutte le rigidità sono uguali?
- La Capsulite Adesiva Idiopatica o Spalla Congelata
- Che cosa fare nell’immediato per gestire le problematiche della Spalla Congelata?
- La Capsulite Secondaria
- Qual’ è il trattamento più efficace in caso di Capsulite Secondaria?
- Che cosa fare nell’immediato in caso di Capsulite Secondaria?
- Perché con una Spalla Congelata, le mobilizzazioni non sono piacevoli?
- Il braccio tornerà ad alzarsi dopo una Capsulite Adesiva?
Tutte le rigidità sono uguali?
No, la spalla rigida può essere distinta in due principali categorie: possiamo avere una forma primaria costituita dalla Capsulite Adesiva Idiopatica, o una forma secondaria, classificata come Spalla Rigida Post traumatica.
La Capsulite Adesiva Idiopatica o Spalla Congelata
La parola idiopatica sta ad indicare il fatto che non si conosce la causa che innesca il processo di irrigidimento della spalla
La spalla inizia ad irrigidirsi seguendo delle fasi ben definite
1° fase: fase dolorosa (durata 2-9 mesi).
2° fase: fase della rigidità progressiva (durata 3-12 mesi).
3° fase: fase del congelamento (durata 9-14 mesi).
4° fase: fase dello scongelamento (durata minima 12 mesi, massima 10 anni).
Che cosa fare nell’immediato per gestire le problematiche della Spalla Congelata?
Al fine di gestire la sintomatologia il paziente può applicare calore oppure ghiaccio sulla spalla
La scelta tra i due dipende dalla fase in cui ci troviamo; nelle prime fasi, dove l’infiammazione sta irrigidendo i tessuti, darà sollievo applicare del ghiaccio, mentre nella fase dello “scongelamento” il caldo aiuterà ad allentare la rigidità
Affidarsi ad un esperto della spalla è una soluzione efficace per gestire al meglio le fasi della patologia
L’obbiettivo della fisioterapia è infatti quello di creare le migliori condizioni per l’evoluzione delle fasi biologiche
Al paziente vengono quindi proposti esercizi di mobilizzazione passiva ed attiva al fine di mantenere fin da subito la maggior quantità di movimento possibile
La Capsulite Secondaria
Una volta avvenuto l’insulto ai tessuti della spalla, il paziente manifesta la presenza della limitazione articolare in un periodo compreso tra i 20 e i 35 giorni successivi.
Il periodo corrisponde ai tempi biologici di cicatrizzazione dei tessuti molli; di solito il paziente lamenta il dolore prodotto dal trauma, segue poi un periodo di minor dolore ed un successivo periodo di recrudescenza giustificato dall’insorgere della rigidità e non dall’evento traumatico iniziale.
Oltre a tutti gli eventi traumatici e microtraumatici che possono interessare direttamente o indirettamente l’articolazione Gleno Omerale, vi sono dei fattori che favoriscono l’insorgere della rigidità di spalla:
- Postumi di interventi chirurgici
- Fase acuta di Tendinopatia calcifica
- Lesioni intrinseche delle parti molli
- Immobilizzazione conseguente a traumi dell’arto superiore
- Dissezioni dei linfonodi ascellari, cateterismo cardiaco e by-pass coronario
- Diabete mellito (10-35% dei quali il 42% bilaterali)
- Affezioni della tiroide
- Affezioni neurologiche (morbo di Parkinson, sindrome di Parsonage Turner)
- Disturbi della personalità
- Dislipidemie
- Farmaci Antiretrovirali
Qual’ è il trattamento più efficace in caso di Capsulite Secondaria?
In tutti i casi di rigidità condizionata dai tessuti molli, la procedura migliore per il recupero dell’elasticità è rappresentata dall’ allungamento muscolare e dalla mobilizzazione articolare.
Gli stessi pazienti riferiscono di non aver alcun sollievo dall’assunzione di farmaci antidolorifici.
Alcuni, su indicazione medica, tentano di alleviare i sintomi con infiltrazioni di cortisone, non ottenendo alcun risultato.
Poiché il dolore è provocato dalla perdita dell’elasticità, e non da uno stato infiammatorio, si comprende il motivo dell’inefficacia delle terapie farmacologiche.
Nessuna medicina è in grado di elasticizzare un tessuto capsulare retratto.
Che cosa fare nell’immediato in caso di Capsulite Secondaria?
Purtroppo questa condizione richiede necessariamente l’intervento di un terapista.
Questo perché se pur il dolore non è presente in alcuni gradi di movimento, in altri gradi, questo è molto acuto.
Il terapista dovrà quindi andare “oltre la barriera della rigidità” al fine di guadagnare, seduta dopo seduta, preziosi gradi che porteranno al ritorno della normalità.
Saranno quindi gli esercizi d’allungamento autogestiti e le mobilizzazioni passive effettuate dal terapista, a costituire la procedura terapeutica specifica.
L’allungamento, per essere efficace, deve raggiungere una certa soglia, rappresentata dall’insorgenza del dolore irradiato.
Perché con una Spalla Congelata, le mobilizzazioni non sono piacevoli?
Il tessuto capsulare è riccamente innervato ed il suo stiramento produce un dolore le cui caratteristiche sono l’intensità elevata e l’irradiazione lungo il braccio.
Qualsiasi movimento brusco, anche di piccola ampiezza, può riprodurre i sintomi caratteristici (chiudere lo sportello della macchina, lanciare un oggetto, fare un balzo, il leggero sobbalzo presente nello scendere le scale, essere urtato da un passante mentre si passeggia, afferrare istintivamente un oggetto che sta cadendo, proteggersi con le braccia da una caduta, aprire il tappo di un evidenziatore, ecc.).
Il braccio tornerà ad alzarsi dopo una Capsulite Adesiva?
Dr. Claudio Nencini
Mi laureo, prima in Scienze Motorie, titolo che mi permette di occuparmi di tutto ciò che concerne l’allenamento e la rieducazione funzionale, e successivamente mi laureo in fisioterapia e osteopatia. La mia più grande passione è però sempre rimasta la posturologia, branca della riabilitazione realmente in grado di indagare il corpo umano ed approfondita grazie al “metodo raggi” ed al “riequilibrio Posturale ad approccio globale”.